29/10/2026 - 31/10/2026
Proiezione unica ore 21
Prima Visione
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Regia: Mélisa Godet
Interpreti: Karin Viard, Lætitia Dosch, Oulaya Amamra, Eye Haïdara
Origine: Francia
Anno: 2025
Soggetto:
Sceneggiatura: Melisa Godet, Catherine Paillé
Fotografia:
Musiche: Audrey Ismaël
Montaggio:
Produzione:
Distribuzione:
Durata: 110
[…] Ancora un film francese si avventura nell’universo variegato della Sanità pubblica, una popolazione di assortita umanità, concentrandosi su un esperimento reale, particolarmente riuscito, diventato esemplare per una serie di altri reparti che sono stati aperti in tutto il paese. È la Maison des Femmes, un luogo in cui ricominciare e ricostruire dopo una violenza subita. Una casa d’accoglienza pluridisciplinare in cui le donne possano trovare il coraggio e la forza di rendere visibile un dolore subito, molto spesso nel corso di lunghi anni e nell’intimità della vita domestica da parte di un marito o un familiare violento.
La Maison des Femmes, opera prima della sceneggiatrice Mélisa Godet, è una storia ispirata alla vicenda reale di una Casa delle donne di Saint Denis, periferia parigina, che si prende alcune licenze nel raccontare una realtà importante per l’accoglienza delle donne. Il punto di vista è quello delle operatrici e del personale che ogni giorno accoglie e sostiene persone in cerca di aiuto. Il contesto è quello francese, di una società multietnica matura pur non senza molti punti di frizione, in cui all’interno delle mura di casa sono differenti anche le abitudini culturali e i rischi di una violenza di genere spesso radicata in antichi retaggi patriarcali. Se l’intervento più urgente appare, come sempre, la prevenzione, che ovviamente spetta ad altre istituzioni in divisa, queste coraggiose operatrici si impegnano con passione, non di rado nell’impossibilità di non subire emotivamente le dure storie che si trovano di fronte.
Sono un carosello di esperienze, classi sociali e generazioni diverse, sia le pazienti che il personale medico. A guidare il reparto c’è la dottoressa Khoury, interpretata da un’ottima Karin Viard, solo una delle attrici che emozionano in un cast corale in cui emerge il talento anche della sempre convincente Laetitia Dosch e di Eye Haïdara, per non parlare dell’unico maschio del gruppo, coccolato e preso in giro, lo psichiatra interpretato da Pierre Deladonchamps.
Ne emerge un ritratto credibile e senza pedanterie, che schiva ogni forma di retorica riuscendo a cogliere sincerità ed emozioni spontanee che generano da una realtà che suscita ammirazione e speranze, non negando la complessità di un lavoro di sensibilizzazione che deve rivoluzionare per prima cosa la vita affettiva degli uomini nell’intimità delle private stanze.
Passando per vittorie e momenti di difficoltà, tentativi di ottenere visibilità per la loro lotta quotidiana contro i finanziamenti costantemente a rischio, La Maison des Femmes conferma la capacità del cinema transalpino di raccontare con credibilità le istituzioni fondamentali della vita in comune, imboccando una strada già battuta con successo e riproposta con professionalità. Ponendo problemi e interrogativi, come quello centrale che vivono tante donne ogni giorno, riassunto in uno sfogo confessione di una dottoressa, non di una paziente, nel corso del film. «Adoro il mio lavoro, adoro mio figlio, adoro il mio uomo, ma insieme non funziona. Ma voglio tutto, non voglio scegliere».
Mauro Donzelli, comingsoon.it
«Mi hanno detto che per andare avanti devi perdonare, ma non voglio». Si apre con questa frase tagliente e necessaria il lungometraggio d’esordio di Mélisa Godet, La Maison des Femmes, un’opera che rifiuta fin da subito la retorica tossica della riconciliazione a tutti i costi e si fa portavoce di una rivendicazione irrinunciabile di rabbia e giustizia. Perché noi donne siamo stanche e arrabbiate. Il film diventa così un vero e proprio manifesto storico, che dà voce alla realtà concreta ed esistente della Maison des Femmes di Saint Denis, alla periferia di Parigi. Non si tratta di un semplice racconto corale, ma di un mosaico di donne che restituisce con straordinaria accuratezza un panorama reale e globale, fatto di violenze, femminicidi, abusi e discriminazioni che investono il mondo intero e che vanno combattuti e sradicati a partire dalle fondamenta. […] Le storie che emergono compongono un affresco doloroso e quotidiano, ma il film rifugge la commiserazione per raccontare i centri antiviolenza come laboratori di rinascita, di costruzione di libertà e di riappropriazione della propria esistenza. L’opera lancia un forte appello alla solidarietà e alla movimentazione di risorse, ricordando che questo sistema millenario di sopraffazione può essere smantellato solo attraverso l’educazione, la consapevolezza politica e una presa di coscienza collettiva. È un’opera necessaria che scuote e che funziona proprio grazie alla solidità della sua scrittura, bilanciando dramma e quotidianità. A suggellare questo percorso collettivo di resistenza e di sorellanza, a restare impressi alla fine della visione sono le parole della dottoressa Diane: «Anche se oggi ci sembra di svuotare l’oceano con un cucchiaino, ci tengo a dirvi che sono estremamente fiera di farlo con voi». Un promemoria indelebile di quanto un piccolo gesto, una rete di supporto e una lotta condivisa possano fare la differenza.
Benedetta Manzotti, hotcorn.com