Odissea

The Odyssey


23/10/2026 - 25/10/2026

Venerdì e sabato ore 21, domenica ore 15

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Regia: Christopher Nolan
Interpreti: Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Zendaya e Charlize Theron
Origine: Stati Uniti
Anno: 2026
Soggetto:
Sceneggiatura: Christopher Nolan
Fotografia: Hoyte van Hoytema; Jennifer Lame
Musiche: Ludwig Göransson
Montaggio: Jennifer Lame
Produzione:
Distribuzione:
Durata: 172


C’è ancora un viaggio nel cinema di Christopher Nolan. Nella Storia, nel tempo, nello spazio. Ma è ancora un viaggio fisico e mentale, con residui tra Inception e Tenet. Lo stile resta l’identità, la forma punta invece a una rarefazione e a una purezza assoluta potenziata dalla nuova generazione di camere IMAX 70mm. Con Oppenheimer, ma ancora più con Odissea, l’opera di Nolan guadagna l’ampiezza, la profondità, la solennità di un cinema classico del passato. Ecco ancora un viaggio. Quello di Odissea potrebbe andare in direzione anche verso il cinema muto, Stroheim soprattutto. Il poema di Omero riprende vita con la stessa complessità, meticolosità, precisione, ricostruzione a grandezza d’uomo (il cavallo di Troia) della Montecarlo di Femmine folli. Oggi, nel cinema contemporaneo, solo Nolan e Cameron non solo sognano ma si illudono di rivivere quella magnificienza kolossal. Ci si era illuso anche Damien Chazelle con Babylon ma è meglio lasciare perdere. Forse Odissea di Nolan è il film che Omero avrebbe pensato di fare se fosse stato regista. Oppure avrebbe puntato all’essenzialità ma anche al forte potere pedagogico-spettacolare della versione televisiva diretta per la Rai da Franco Rossi nel 1968 ma con gli apporti decisivi di Mario Bava e Carlo Rambaldi. Ecco tutta la grandiosa sequenza della grotta con il gregge e la comparsa di Polifemo (reincarnazione gigante/freaks alla Tod Browning?) potrebbe partire dagli stessi storyboard. Poi parte un viaggio che è insieme avventura, ipnosi, horror, melodramma. Come in Oppenheimer, il Mito sorpassa anzi duplica la Storia. Dai 24 libri del poema a poco meno di tre ore di durata. Dopo la guerra di Troia Ulisse (Matt Damon) ritorna verso casa. Ad attenderlo c’è la moglie Penelope (Anne Hathaway), che respinge i corteggiamenti dei numerosi pretendenti che banchettano e vivono nel suo palazzo reale. Tra loro c’è soprattutto Antinoo (Robert Pattinson), che la vuole a tutti i costi in sposa per impadronirsi del trono. Ad aspettare Ulisse c’è anche Telemaco (Tom Holland), il figlio che non ha mai conosciuto il padre che poi decide di partire per mettersi alla sua ricerca. Intanto durante il percorso, oltre al ciclope Polifemo, compaiono la maga Circe che trasforma i soldati in maiali, l’isola della ninfa Calipso. E poi, il canto delle Sirene e la discesa nell’Ade. Odissea non solo sfrutta al meglio il cast, ma lo eleva alle altezze del Mito. Non sono solo le prove degli attori. Matt Damon, Anne Hathaway Tom Holland e Samantha Morton (magnifica Circe) soprattutto, ma anche Robert Pattinson, Zendaya, Charlize Theron e Lupita Nyong’o, sono la reincarnazione moderna puramente cinematografica dell’Odissea. Non avevano quei volti, non avevano quel fisico, ma la reinterpretazione fisica di quei personaggi da parte del cineasta rispetta e sfida la tradizione e ha qualcosa di avveniristico e immortale. L’Ulisse di Matt Damon passa anche attraverso il corpo di Kirk Douglas del film di Mario Camerini del 1954. Si reincarna, si trasforma e lascia il segno per sempre. Al suo tredicesimo film, Nolan continua ad abbattere i limiti della visione ma raramente è convinto come in Odissea. Ci sono figure cieche che avvertono le presenze, Penelope che si isola dal resto del palazzo mentre sta facendo la sua tela ma scorge di nascosto quello che sta accadendo. Vedere/Percepire. Con la fotografia di Hoyte van Hoytema e la colonna sonora di Ludwig Göransson che amplificano quello che sta accadendo, che estendono le potenzialità infinite del fuori-campo e del potere della seduzione delle immagini e dei suoni (e del ritmo delle musiche) nel cinema. Si, Odissea è un film monumentale, infinito dove le ambizioni e il risultato corrispondono alla perfezione. Il cinema di Nolan non s’incarta stavolta nei suoi giochi cervellotici al limite dello sfinimento. Ed è per questo che costruisce all’inizio del film uno degli addii più belli del cinema recente, quello tra Ulisse e Penelope, che ha l’intensità di quello magnifico del finale di Interstellar. L’allucinazione (Ulisse nell’isola che perde la cognizione del tempo) è soggettiva ma anche contagiosa. Cosa stiamo vedendo? È accaduto davvero? È solo un sogno? Così come i ricordi s’intrecciano al presente, in un film dove la memoria – elemento ricorrente del cinema del regista – diventa la principale arma di sopravvivenza. Odissea è magistrale sia nelle scene di massa (l’imbarcazione nella tempesta) sia nei momenti più intimi. Spettacolare e introspettivo, regala pagine di cinema assoluto attraverso metamorfosi, fantasmi, mostri, desideri. In più con tutto il potere di un cinema dell’acqua. Jean Vigo, Paul Virilio e… ancora James Cameron. E poi il finale, con traiettorie/prospettive del cinema di Hong Kong modello King Hu e Ulisse incappucciato reincarnazione provvisoria di Batman, soprattutto quella di Il cavaliere oscuro. Infine i sogni. Il viaggio (alla Méliès) verso l’impossibile, sensoriale, capace davvero di trasportare verso l’orizzonte per «inseguire il sole che fugge» e vivere tutte le vite terrene e ultraterrene. È in parte lo Spartacus di Christopher Nolan ma con (tanto) più cuore. Anzi, oltre. La perfezione (tecnica, di messinscena) va di pari passo al potere emozionale del cinema. Oggi non si può chiedere davvero niente di più.
Simone Emiliani, Sentieri Selvaggi

 

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