Martin Eden

11/10/2019 - 12/10/2019

Proiezione unica ore 21

Regia: Pietro Marcello
Interpreti: Luca Marinelli - Martin Eden, Jessica Cressy - Elena Orsini, Vincenzo Nemolato - Nino, Marco Leonardi - Bernardo Fiore, Denise Sardisco - Margherita, Carmen Pommella - Maria Silvia, Carlo Cecchi - Russ Brissenden, Autilia Ranieri - Giulia Eden, Elisabetta Valgoi - Matilde Orsini, Pietro Ragusa - Signor Orsini, Savino Paparella - Edmondo Peluso, Vincenza Modica - Annina, Giustiniano Alpi - Arturo Orsini, Giuseppe Iuliano - Rigattiere, Peppe Maggio - Garzone, Maurizio Donadoni - Renato, Gaetano Bruno - Giudice Mattei, Franco Pinelli - Vecchio Intellettuale, Anna Patierno - Carmela, Lana Vlady - Rebecca, Aniello Arena - Arlecchino, Diego Sepe - Operaio della folla, Sergio Longobardi - Enrico Gargiulo, Giordano Bruno Guerri - Alfio, Chiara Francini - Nora
Origine: Italia
Anno: 2019
Soggetto: Jack London - (romanzo)
Sceneggiatura: Maurizio Braucci, Pietro Marcello
Fotografia: Francesco Di Giacomo - (Martin giovane), Alessandro Abate - (Martin adulto)
Musiche: Marco Messina, Sacha Ricci, Paolo Marzocchi
Montaggio: Aline Hervé, Fabrizio Federico
Produzione: Avventurosa
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 129

Finalmente un film italiano ambizioso, originale e coraggioso! Il Martin Eden che Pietro Marcello ha sceneggiato con Maurizio Braucci mescola i generi e i linguaggi, coniuga libertà e fedeltà per restituire quel disperato bisogno di umanità che anima il personaggio inventato da Jack London ma anche le spinte più autentiche e vitali che attraversano il «secolo breve». Perché quello che nel libro si svolge in California all’inizio del secolo scorso, nel film diventa l’italia di tutto il Novecento con i suoi sussulti politici e sociali.
Marinaio napoletano, il Martin Eden del film (un Luca Marinelli davvero magistrale) salva un giovane da un’aggressione e fa così conoscenza della bella sorella Elena (Jessica Cressy) e della sua ricca famiglia borghese. L’innamoramento inevitabile deve però superare le differenze di classe che Martin spera di colmare con la cultura e poi la decisione di guadagnarsi da vivere come scrittore. Un percorso lungo e doloroso, che gli farà conoscere la grettezza dei suoi simili ma anche generosità inaspettate (la vedova che lo accoglie come un figlio) e soprattutto lo farà incrociare con Russ Brissenden (Carlo Cecchi), poeta e filosofo che lo aprirà alla politica e a una più alta considerazione di sé.
La trama segue grossomodo quella del romanzo, ma la messa in scena approfondisce con più libertà e forza immaginifica il legame di Martin Eden con i suoi tempi. Ed è qui che Marcello usa con più ragionata disinvoltura la libertà di inventare e moltiplicare i riferimenti storici e letterari. Se il film si apre con le riprese documentarie di Errico Malatesta alla festa del Primo maggio 1920 e si chiude con l’aggressione (ricostruita) di una squadraccia fascista che malmena un poveraccio, lungo tutto il percorso i riferimenti cronologici si mescolano per ancorare il film a tutto il Novecento: si riconoscono gli anni Cinquanta ma anche i decenni successivi (quelli della tentazione consumista o dell’informazione scandalistica) e si può tornare anche indietro, quando si discuteva di socialismo, di interventismo, di sindacalismo.
E quando questa libertà non basta, ecco intervenire materiali documentari, spezzoni d’archivio, suggestioni: cosa meglio di un veliero che affonda per dire la disillusione del protagonista quando il successo raggiunto gli mostra finalmente la sua vera faccia?
Allo stesso modo il film intreccia le citazioni letterarie: Herbert Spencer era già nel romanzo mentre il testo che Martin registra all’inizio è di Stig Dagerman così come quello sui cani e i poveri, la poesia che recita con la mano sulla fiamma è di Eliot mentre quelli detti (da Chiara Francini) nel cabaret sono di Nora May French. E poi c’è Majakovskij, Cioran, Simone Weill che danno le proprie parole a quello che dice Martin Eden: il meglio della cultura del Novecento, per sottolineare ancora di più l’ambizione del film di parlare a tutti e di tutti. E di interrogare lo spettatore sul bisogno di conoscere ma anche di trovare il proprio posto nel mondo, di conciliare l’individuo e la Storia.
Paolo Mereghetti, Il Corriere della Sera