Calle Malaga


06/11/2026 - 07/11/2026

Proiezione unica ore 21

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Regia: Maryam Touzani
Interpreti: Carmen Maura, Marta Etura, Ahmed Boulane, María Alfonsa Rosso, Miguel Garcés
Origine: Marocco, Francia, Spagna, Germania, Belgio
Anno: 2025
Soggetto:
Sceneggiatura: Maryam Touzani, Nabil Ayouch
Fotografia: Virginie Surdej
Musiche: Freya Arde
Montaggio: Teresa Font
Produzione:
Distribuzione:
Durata: 116


María Ángeles (Carmen Maura) è nata a Tangeri e a Tangeri è sempre vissuta, per settantanove anni. In quella città suo padre e sua madre si erano rifugiati nel 1936, in fuga come molti altri dalla Spagna di Franco. I giorni della vecchia signora scorrono sereni tra i molti colori, i molti suoni e le due lingue, spagnolo e arabo, che riempiono la strada da cui prende titolo il film di Maryam Touzani, lei stessa marocchina di origine spagnola. Calle Málaga ha due volti, distinti ma non in contraddizione. Il primo è corale – corale e solare. La strada sulla quale si affaccia la casa di María Ángeles è un trionfo di vita, anzi di vite. Lei le contempla dal balcone. E quasi se ne prende cura, come si prende cura del suo geranio. Il secondo volto è privato – privato e in un primo momento dolente. Giunta da Madrid, la figlia Clara (Marta Etura) le annuncia che venderà la casa che il padre le aveva intestata. Ha divorziato. Ha due figli. Le servono soldi per un nuovo appartamento. «Tu puoi venire a vivere con me, le spiega, o puoi rimanere a Tangeri, in una casa di riposo – una casa di riposo di ottimo livello», cerca di spiegarle. In quella casa di riposo María Ángeles accetta di andare a chiudere i suoi giorni. Così dice. È improbabile che, scrivendo e girando Calle Málaga in collaborazione con Nabil Ayouch, Touzani l’abbia avuto presente, e però la sua protagonista ricorda un’altra vecchia signora, Berthe, la vielle dame indigne del film che nel 1965 René Allio trasse da un grande racconto di Bertolt Brecht. Al pari di Berthe, rifiuta il ruolo residuale e per bene che le prospetta Clara, tra i molti che attendono di morire nella casa di riposo. Preferisce e sceglie l’indegnità dei suoi desideri, che l’età non deve spegnere, compreso Abslam (Ahmed Boulane), un vecchio indegno come lei e come lei insofferente di ruoli sociali, in particolare di quelli residuali e per bene. Alla scelta seguono continui problemi. Ma per ogni problema María Ángeles ha pronta una via di fuga, tra i colori, i suoni e le lingue di Tangeri. Come suo padre e sua madre nel lontano 1936.
Roberto Escobar, Il Sole 24 Ore

María sta trascorrendo l’ultima fase della sua vita in uno spazio aureo e abitudinario a Calle Malaga, nella nicchia che una comunità spagnola in fuga dal regime franchista si è costruita a Tangeri dagli anni ‘30. Tutto nel suo quotidiano si ripete inalterabile, a darle pace e sicurezza. Sua figlia, al contrario, è bloccata in un altro immobilismo, proprio della sua generazione (precaria), e si presenta dalla madre aprendo un casus belli – vuol vendere la casa dell’anziana per ricavarci un po’ di soldi – e imponendole un aut aut: o il trasloco a Madrid con lei, o la casa di riposo. Il braccio di ferro è risolto da María con un tranello: decide di far credere alla figlia di aver capitolato, ma al posto di farsi da parte si ritrasferisce nella sua dimora, svuotata ormai di tutti gli averi, con la missione di restituirseli. María avvia così un secondo tempo (clandestino) che è il punto del terzo lungometraggio della marocchina Maryam Touzani, premiato nella sezione Venice Spotlight alla Mostra di Venezia 2025: il tenore è infatti quello di un’inchiesta affettuosa su un privato che può ancora scoprirsi trasformativo (non diversamente da quanto accadeva alla coppia di Il caftano blu, il film precedente della regista) e il cui sviluppo si scopre dunque felicemente «contro-testamentario». La riappropriazione di sé attraverso gli oggetti e la loro sicurezza diventa un proverbiale viaggio di scoperta e di nuove possibilità (anche amorose), che Touzani elabora anche come fantasia alternativa sul ricordo della nonna. Un racconto della terza età piccolo e mite che, come la protagonista, non vuol far rumore e che ha la fortuna di reggersi sulle spalle robuste di una sempre splendida Carmen Maura.
Fiaba Di Martino, FilmTV