Una volta nella vita


18/03/2016 - 19/03/2016

Proiezione unica ore 21

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Titolo originale: Les Héritiers Regia: Marie-Castille Mention-Schaar; Interpreti: Ariane Ascaride (Anne Gueguen), Ahmed Dramé (Malik), Noémie Merlant (Mélanie), Geneviève Mnich (Yvette), Stéphane Bak (Max), Wendy Nieto (Jamila), Aïmen Derriachi (Said), Mohamed Seddiki (Olivier/Brahim), Naomi Amarger (Julie), Alicia Dadoun (Camélia); Origine: Francia; Anno: 2014; Soggetto: Ahmed Dramé, Marie-Castille Mention-Schaar; Sceneggiatura: Ahmed Dramé, Marie-Castille Mention-Schaar; Fotografia: Myriam Vinocour; Musica: Ludovico Einaudi; Montaggio: Benoît Quinon; Produzione: Marie-Castille Mention-Schaar, Pierre kubel per Loma Nasha Films, Vendredi Film, Tf1 Droits, Audiovisuels, Ugc Images, France 2 Cinema, Orange Studio; Distribuzione: Parthénos, Lucky Red (2016); Durata: 105’

 

Nel 2009 Ahmed Dramé, figlio di una delle “banlieue” più calde di Parigi, aveva sedici anni e un sacco di problemi. Oggi è una specie di simbolo e il merito è di una professoressa tenace, di un concorso scolastico e di una serie di coincidenze che sembrerebbero inventate se non fossero vere. E se il film che racconta l’inizio di questa storia non lo avesse scritto proprio lui, con la futura regista, contattata con molta faccia tosta via mail. Il bellissimo film nato dall’insolita collaborazione tra Ahmed Dramé e Marie-Castille Mention-Schaar si chiama Una volta nella vita (in originale Les heritiers, cioè “gli eredi”) ed esce da noi il 27 gennaio dopo essere stato un vero “caso” in Francia. Dramé lo ha anche interpretato nel ruolo di uno degli allievi di un liceo di Créteil avviati a un sicuro destino di emarginazione. Che un giorno, prima coincidenza, incontrano una professoressa con il volto dolce e insieme energico della straordinaria Ariane Ascaride. È questa insegnante di Storia e Geografia, la prima capace di tener testa a quei venti adolescenti in guerra col mondo e tra loro, a capire che dietro la loro rabbia c’era una voglia di riscatto da incanalare. Magari iscrivendoli al “Concorso nazionale sulla resistenza e la deportazione degli ebrei sotto il nazismo”. Una gara prestigiosa, appannaggio delle scuole migliori di Francia, che prima terrorizza quei figli di immigrati («Ehi, sembra una cosa da intellettuali!», «Perché dobbiamo parlare sempre degli ebrei?»). Ma poi li motiva, li spinge a scavarsi dentro, a lavorare sul serio. Fino ad affrontare l’ultima esperienza al mondo che si aspettavano. Farcela. Emergere. Forse vincere. E senza ombra di retorica, tanto la regia è asciutta e sa chiudere cento piccole storie dentro alla storia di tutti. «Quando la professoressa ci parlò del concorso le reazioni furono proprio quelle del film», racconta Dramé, cresciuto con la madre arrivata in Francia dal Mali a sedici anni. «All’epoca già adoravo il cinema e i film con Denzel Washington come Hurricane. A modo mio mi sentivo un privilegiato. Ero al liceo Léon Blum solo perché mia madre si era battuta come un leone. I professori avevano deciso che non ero fatto per studiare. Del resto sono il primo della mia famiglia ad aver preso la maturità». Ma come ha fatto la vostra insegnante ad appassionarvi a un tema così duro? «In vari modi. Ci ha dato fiducia. Ci ha fatto leggere le storie di nostri coetanei, come Anna Frank e non solo. Ma soprattutto ci ha fatto incontrare di persona Leon Ziguel, un reduce dai lager che ha passato la vita a trasmettere la propria esperienza nelle scuole». La scena in cui Ziguel, che compare anche nel film, incontra gli studenti, è stata girata una volta sola, e le reazioni dei ragazzi, quasi tutti attori, sono autentiche. Ma l’essenziale, ricorda Dramé, fu proprio “l’intimità” di quell’esperienza. «Prima di Ziguel avevamo incontrato altri tre sopravvissuti, ma alla Prefettura, con telecamere e microfoni. Non è la stessa cosa». Coincidenza decisiva: in patria Una volta nella vita è uscito a pochi giorni dall’attacco contro Charlie Hebdo. Ed è stato un successo imprevisto quanto clamoroso. «Nel film la Francia vedeva la propria immagine migliore. Quella di un paese multiculturale che non si nasconde i problemi ma sa anche affrontarli. Non so immaginare niente di più attuale. E questo purtroppo resterà vero a lungo».

(Fabio Ferzetti – Il Messaggero)