Roma

18/01/2019 - 19/01/2019

Proiezione unica ore 21

Regia: Alfonso Cuarón
Interpreti: Yalitza Aparicio - Cleo, Marina de Tavira - Signora Sofía, Diego Cortina Autrey - Toño, Carlos Peralta - Paco, Marco Graf - Pepe, Daniela Demesa - Sofi, Nancy García García - Adela, Verónica García - Signora Teresa, Andy Cortés - Ignacio, Fernando Grediaga - Signor Antonio, Jorge Antonio Guerrero - Fermín, José Manuel Guerrero Mendoza - Ramón, Latin Lover - Professor Zovek, Zarela Lizbeth Chinolla Arellano - Velez, José Luis López Gómez - Pediatra, Edwin Mendoza Ramírez - Medico, Clementina Guadarrama - Benita, Enoc Leano - Político, Nicolás Peréz Taylor Félix - Beto Pardo, Kjartan Halvorsen - Ove Larsen
Origine: Messico, USA
Anno: 2018
Soggetto: Alfonso Cuarón
Sceneggiatura: Alfonso Cuarón
Fotografia: Alfonso Cuarón
Musiche:
Montaggio: Alfonso Cuarón, Adam Gough
Produzione: Esperanto Filoj
Distribuzione: Netflix, Cineteca di Bologna
Durata: 135

[…] In un bianco e nero pastoso che mescola ricordi nostalgici e denuncia sociale, con Roma Cuarón torna alle proprie radici e racconta il Messico della sua infanzia, nonché il debito di riconoscenza che tutti i figli della borghesia messicana devono alle tate e alle “sguattere” che li hanno cresciuti con amore e devozione. Roma è il suo film più intensamente personale e più provocatoriamente politico, e racconta un intero Paese attraverso il suo frattale minimo, e il più indifeso.
Cleo è un prodigio di efficienza e un contenitore di dolcezza senza fondo, cui attingono senza vergogna e senza scrupoli coloro che hanno avuto la fortuna di nascere in una classe sociale più elevata, e i cui avi hanno contribuito a depredare le risorse del Paese, che appartenevano – quelle sì per diritto di nascita – alla popolazione indigena. In lei si consuma una quieta implosione, quella di essere umano così stanco di spendersi per gli altri che “fare finta di essere morta” le sembra un gioco sorprendentemente piacevole. In aggiunta alla sua condizione di india povera, Cleo è donna: e questo la rende il paria della terra, inferiore persino a quegli uomini nullatenenti che le ronzano intorno, e che imbottigliano energia vitale per la rivoluzione a venire, ma dimenticano la più elementare decenza nei confronti delle proprie compagne. Il ritratto che Cuarón fa di un maschile distruttivo e irresponsabile, contrapposto ad un femminile accuditivo e aperto al cambiamento, collega Roma a Gravity nella convinzione che il futuro sia donna.
In questo mondo in trasformazione (ma non necessariamente direzionato verso un reale progresso) terremoti e incendi cercano di spazzare via il vecchio, mentre i latifondisti imbalsamano le proprie prede e i propri compagni di caccia affinché tutto rimanga uguale, e il loro privilegio resti immutato. Cleo calpesta il fango delle baraccopoli come le maioliche delle case dei ricchi, e continua a dare a piene mani lasciandosi depauperare ogni giorno, e augurandosi silenziosamente la morte per sé e per la sua stirpe (soprattutto se femminile). Ma il miracolo di Roma è trasformare la sua storia nel ritratto di una dignità umana così profonda e inalienabile da metamorfizzare ogni cosa in straziante bellezza.
Cuaron applica la propria consumata maestria tecnica e compositiva ad una storia girata in sequenza in 108 giorni, e interpretata da non attori di rara autenticità. La sequenza su cui scorrono i titoli di testa è già un capolavoro ed enuclea tutta la narrazione a seguire: nello specchio della lisciva con cui Cleo pulisce i pavimenti appare il riflesso dell’aeroplano che porterà via chi può dalla quotidianità degradata del quartiere.
L’autore firma sceneggiatura, montaggio, direzione della fotografia e naturalmente regia, concedendosi piani sequenza e carrellate da grande artista, senza per questo interferire nella linearità essenziale della storia. A tessere il suo grande arazzo ci sono una ricostruzione d’ambiente vertiginosa (di Eugenio Caballero, premio Oscar per Il labirinto del fauno) e un sound design che ci fa avvertire tutti i rumori di fondo, spesso apparentemente provenienti dai lati esterni della sala cinematografica.
mymovies.it

Il film comincia e si chiude con il riflesso di un aeroplano che s’intravede minuscolo in una pozza d’acqua. In mezzo: la vita apparentemente sfortunata, tutto il dolore e la grazia della giovane Cleo (il cui nome non può non farci pensare alle due ore di “verità”, fobie e delusioni di Cleo dalle 5 alle 7 di Agnès Varda). Alfonso Cuarón realizza il suo film più personale, struggente e sentito, forse il migliore, mettendo a fuoco la vera storia e l’affetto della sua domestica, quando era ancora bambino. […]
Il film riesce, in una serie di sequenze da antologia, mai didascaliche, con una potenza visiva e percettiva senza pari, a evocare la compresenza di vita e morte, così come presagi, rotture e salvezze (forse) possibili. Non attori e attori professionisti danno corpo e volto a personaggi il cui realismo non ha mai nulla di posticcio o artefatto.
Luca Barnabé – Ciak

Leone d’oro alla 75a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia (2018); Premio Signis; Miglior film straniero e miglior regista ai Golden Globes 2019.