Oceania

Moana

29/01/2017

Ore 15 e 17

Regia: John Musker, Ron Clements
Interpreti:
Origine: Stati Uniti
Anno: 2016
Soggetto: Ron Clements, John Musker, Chris Williams, Don Hall, Pamela Ribon, Aaron Kandell, Jordan Kandell
Sceneggiatura: Jared Bush
Fotografia:
Musiche: Lin-Manuel Miranda, Mark Mancina, Opetaia Foa'i
Montaggio: Jeff Draheim
Produzione: Walt Disney Animation Studios, Walt Disney Pictures
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
Durata: 103

Dopo il geniale corto introduttivo Testa o cuore (l’animazione esplora ancora la nostra interiorità dopo Inside Out della Pixar), eccoci atterrare nella Polinesia di 3000 anni fa dove in un trionfo di turchese e verde smeraldo facciamo la conoscenza della Principessa Vaiana (la numero 14 della Disney), ragazza tosta con padre Re contrario a che lei si allontani oltre la barriera corallina. Nessuno della tribù può farlo.
Forse è stata tutta colpa di Maui, semidio tatuato e smargiasso (immaginate un mix di Icaro, Prometeo e Ulisse) che in passato forse esagerò nel volere esplorare il mondo per poi donare più potere e conoscenza ai suoi amati esseri umani.
Testa o cuore per Vaiana? Rispettare le limitazioni di papà o credere a Nonna Tala, matta del villaggio capace di spingere con leggerezza la nipote verso l’orizzonte più misterioso e le onde più alte? Il secondo grande cartone animato Disney dell’anno dopo Zootropolis affonda le radici nel mito, e chi meglio dei ‘mitologici’ grandi vecchi Clements e Musker poteva dirigerlo? I registi di capolavori come Basil l’investigatopo (1986), La sirenetta (1989) e Aladdin (1992) si tuffano per la prima volta nell’animazione al computer in 3D (curiosità:
i tatuaggi sul petto di Maui si muovono in 2D ricordando l’epos a bassorilievo di Hercules, altro egregio cartoon firmato dai veterani classe
1953).
Vaiana sente il richiamo del mare (i flutti diventano una sorta di extraterrestre silente come in The Abyss di James Cameron) e una volta disobbedito a papà, incontrerà addirittura Maui, il quale vive in un’isola lontano da tutti come una star reclusa e anche un po’ offesa (o è senso di colpa?). Con lui si metterà in viaggio (insieme a loro sulla barca anche un gallo scemo di nome HeiHei) per capire come mai l’Oceano sembra così minaccioso e arrabbiato con la nostra specie. Arriverà una bruttissima rivelazione finale in forma di bellissima gigantessa fatta di lava non prima di aver incontrato, insieme, un granchio sadico (Tamatoa) e un nugolo di pirati pigmei vestiti con delle noci di cocco (ancora si continuano a citare, e copiare, i Minions, forza collettiva caotica esplosa dentro Cattivissimo Me e degna di spin-off tutto suo).
Divertentissima la strana coppia in viaggio Vaiana-Maui: lei matura, altruista e responsabile; lui vanaglorioso e ottuso (quegli occhietti così bramosi e vicini non sono proprio segno di spiccata intelligenza). È l’ennesimo bel film hollywoodiano del 2016 che ci dice che il futuro è donna, soprattutto da un punto di vista di leadership (Vaiana è realpolitik; Maui pura sregolatezza testosteronica). Le cose nella realtà Usa non sono andate proprio in quella direzione. Ma al cinema Oceania è un’ulteriore prova di come Hollywood si sia schierata nettamente per la donna Presidentessa più che Principessa. Anche in casa Disney.
Francesco Alò, Il Messaggero – 22/12/16