Non ci resta che vincere

Champions

11/01/2019 - 12/01/2019

Proiezione unica ore 21

Regia: Javier Fesser
Interpreti: Javier Gutiérrez - Marco, Sergio Olmo - Sergio, Julio Fernández - Fabián, Jesús Lago Solís (Jesús Lago) - Jesús, Jesús Vidal - Marín, José De Luna - Juanma, Fran Fuentes - Paquito, Gloria Ramos , Alberto Nieto - Benito, Roberto Chinchilla - Román, Stefan López - Manuel, Athenea Mata - Sonia, Juan Margallo - Julio
Origine: Spagna, Messico
Anno: 2018
Soggetto: Javier Fesser, David Marqués
Sceneggiatura: Javier Fesser, David Marqués
Fotografia: Javier Juliá
Musiche: Alberto Iglesias
Montaggio: Nicolas Goldbart
Produzione: Md Producciones
Distribuzione: BIM Distribuzione, Movies Inspired
Durata: 124

Ha fatto staccare tre milioni di biglietti in patria ed è candidato per la Spagna alla corsa Oscar per il miglior film straniero. Il successo di questo film che vede protagonisti attori disabili nei panni di una squadra di basket è davvero meritato.
La commedia di Javier Fesser, noto per i suoi film Camino, vincitore di sei Premi Goya, e Mortadello e polpetta contro Jimmy lo Sguercio, fa ridere e riflettere al tempo stesso, è leggera e profonda, emoziona e commuove. Peccato per il titolo italiano, Non ci resta che vincere, che in realtà è l’unico neo del film. Non era meglio lasciare l’originale spagnolo Campeones? Quello italiano fa riferimento alla famosa pellicola con Troisi e Benigni che ben poco c’entra anche per il suo significato rispetto alla storia.
Protagonista è il bravissimo Javier Gutierrez, qui nei panni di Marco Montes, un allenatore di una squadra di basket professionista. Arrogante e litigioso, un giorno viene sorpreso alla guida in stato di ebbrezza e viene di conseguenza condannato alla pena di dover svolgere un lavoro socialmente utile. Per ordine del giudice dovrà organizzare una squadra composta da persone con una disabilità intellettiva. Non la prenderà molto bene: difficile insegnare a giocare insieme a persone così diverse.
C’è chi ha paura dell’acqua e non si fa la doccia da mesi, chi si incanta per qualche minuto fissando un punto qualunque del soffitto, chi è ipocondriaco e pensa sempre di avere qualche malanno, chi tira la palla solo all’indietro e chi invece è bravissimo a fare canestro, ma si rifiuta di giocare. Ognuno ha le proprie particolarità e i propri problemi. Ma chi non ne ha?
Lo stesso allenatore scopre di non esserne immune. Non solo ha paura di prendere l’ascensore, ma dal punto di vista affettivo è talmente frenato che, pur tenendoci ancora molto, non riesce a sbloccare la situazione con la sua ex fidanzata Sonia (Athenea Mata). La lezione del film, che apprenderà per primo lo spocchioso Montes, è proprio questa: ogni persona ha i propri limiti, non solo quelli che lui inizialmente chiama con disprezzo i “mongoloidi”, ma anche i così detti “normodotati”. Insieme si può provare a superarli. Vincere non è arrivare primi, ma è soprattutto giocare la propria partita. E questo è il vero canestro nella vita.
Giulia Lucchini – cinematografo.it

L’ultima opera di Javier Fesser centra l’obiettivo di divertire facendo pensare. Gli attori della squadra di basket non interpretano i ruoli di disabili ma sono disabili. Questo ha consentito o addirittura suggerito una flessibilità della sceneggiatura che ha visto inserire in montaggio scene che hanno preso vita direttamente nel corso delle riprese.
Perché questo è un film che non sfrutta i disabili per far ridere pur consentendoci di divertirci (e non poco) dinanzi alle loro reazioni. C’è un profondo rispetto nei loro confronti perché li si racconta come sono e, attraverso la figura di Marco, si portano sullo schermo i pregiudizi che i cosiddetti normodotati nutrono (talvolta negandolo a se stessi) nei loro confronti. Lo schema della sceneggiatura ha un sapore di deja vu ma viene declinato con grande originalità consentendosi anche svolte inaspettate perché si percepisce quanto, anche le situazioni più cinematografiche siano innervate da una sensibilità molto attenta anche ai dettagli.
mymovies.it