My name is Emily

16/02/2018 - 17/02/2018

Proiezione unica ore 21

Regia: Simon Fitzmaurice
Interpreti: Evanna Lynch - Emily, George Webster (IV) - Arden, Michael Smiley - Robert, Barry McGovern - Dott. Golding, Martin McCann - Insegnante di nuoto, Stella McCusker - Nonna di Emily, Sarah Minto - Emily bambina, Deirdre Mullins - Mamma di Emily, Ally Ní Chiaráin - June, Declan Conlon - Papà di Arden, Ali White - Madre di Arden, Cathy Belton - Insegnante, Michael Hough - Insegnante, Dónall Ó' Héalaí - Giovane poliziotto, Catherine Walsh - Infermiera
Origine: Irlanda
Anno: 2015
Soggetto:
Sceneggiatura: Simon Fitzmaurice
Fotografia: Seamus Deasy
Musiche: Stephen McKeon
Montaggio: Emer Reynolds
Produzione: Newgrange Pictures
Distribuzione: CinemaF/Tycoon Distribution
Durata: 94

Riuscendo a bilanciare un tema pesante con un tono di ariosa resilienza My name is Emily segue due adolescenti infelici in giro per l’Irlanda, fino alle porte dell’età adulta. È una strada cinematograficamente un po’ sconnessa, in cui si passa spesso dall’incantevole al banale e con una certa regolarità dal meraviglioso all’indulgente. Eppure grazie a delle interpretazioni calorose e alla rinfrancante fotografia di Seasmus Deasy, il primo lungometraggio di Simon Fitzmaurice (malato di sclerosi laterale amiotrofica e morto alla fine di ottobre del 2017) finisce per conquistarci. Emily non è a suo agio né con la famiglia a cui è affidata né nella sua scuola di Dublino. La madre è morta e il padre Robert è in un istituto psichiatrico. Finché Emily e il suo unico amico Arden arrivano a liberarlo. Con la stessa qualità eterea che aveva dato al personaggio di Luna Lovegood nei film di Harry Potter, Lynch fa di Emily una sirena solitaria, più a suo agio in acqua che sulla terraferma. Ma è nei brevi sguardi sulle instabili passioni dell’eccentrico Robert che il film trova il suo vero soggetto: la terrificante presa di coscienza che non potremo mai fare abbastanza per i nostri figli.
Jeanette Catsoulis, The New York Times

Arriva dall’Irlanda un piccolo film che sa raccontare con sensibilità il delicato passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta. My name is Emily fin dal titolo esplicita il suo cuore narrativo: la ricerca della protagonista di un suo posto nel mondo dopo che la sua vita è stata sconvolta da un incidente stradale che le ha tolto la madre. Il padre, che era con lei, è sopravvissuto ma non è più lo stesso: il suo anticonformismo, che tanto aveva affascinato la figlia, scivola nella follia e l’uomo viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico, mentre Emily finisce in una famiglia in affido. La ragazza mantiene un contatto con lui attraverso le lettere che si scrivono. Ma, quando queste si interrompono, Emily, nel giorno del suo sedicesimo compleanno, decide di partire alla sua ricerca con l’unico coetaneo che non la considera come una stramba disadattata, il compagno di scuola Arden, che a sua volta vive un rapporto difficile con il padre. Sulla vecchia auto gialla della nonna di lui, Emily e Arden intraprendono così un avventuroso viaggio tra le colline irlandesi imparando a conoscersi e a scoprire che la vita ci riserva molte più sorprese di quante possiamo immaginare.
Famiglia Cristiana