Il Regno

El Reino

18/10/2019 - 19/10/2019

Proiezione unica ore 21

Regia: Rodrigo Sorogoyen
Interpreti: Antonio De La Torre - Manuel López Vidal, Mónica López - Inés, José María Pou - José Luis Frías, Nacho Fresneda - Paco Castillo, Ana Wagener - Asunción Ceballos, Bárbara Lennie - Amaia Marín, Luis Zahera - Luis Cabrera, Francisco Reyes - Alvarado., María De Nati - Nati, Paco Revilla , David Lorente - Sonia Almarcha, Oscar De La Fuente - Andrés Lima
Origine: Spagna
Anno: 2018
Soggetto:
Sceneggiatura: Isabel Peña, Rodrigo Sorogoyen
Fotografia: Álex de Pablo
Musiche: Olivier Arson
Montaggio: Alberto del Campo
Produzione: Atresmedia cine
Distribuzione: Movies Inspired
Durata: 91

Ha vinto qualcosa come sette premi Goya, l’equivalente spagnolo dei nostri David. E non in categorie da poco, visto che ha trionfato come regia, attore protagonista e non protagonista, sceneggiatura originale, colonna sonora, montaggio e sonoro. Non che questo sia sinonimo automatico di qualità, ma, in questo caso, non ci sono dubbi in merito. Il Regno è realmente un gran bel film, un thriller dalle mille sfumature, un noir adrenalinico che regala continui colpi di scena, con lo spettatore immedesimato nel tentativo del protagonista, il politico Manuel López-Vidal, di cavarsela da una situazione per lui sempre più scabrosa. Vidal è, infatti, un dirigente regionale di un partito spagnolo (che non viene rivelato, come a dire che sono tutti uguali) a cui la vita sorride. La sua rincorsa in alto sembra irrefrenabile e moglie e figlia lo adorano. Ecco, però, che, all’improvviso, crolla tutto. Vengono rese pubbliche delle intercettazioni che lo coinvolgono in un giro di corruzione di cui sembra essere lui il vero regista. Ovviamente, dalla polvere alle stelle. Gli amici e i compagni di partito che prima lo ossequiavano, ora lo hanno scaricato, cercando di evitarlo. I media lo braccano e la moglie sembra aver perso fiducia in lui. Manuel non ci sta. Siccome sa che non è stato l’unico a muoversi al di fuori delle regole, inizia a minacciare tutti di parlare, di rivelare nomi e cifre, scandali e illeciti. Naturalmente, più facile a dirsi che a farsi, quando gli altri si coalizzano per mandarti definitivamente a picco. Una bella denuncia di cosa sia la politica oggi, indipendentemente dal Paese. Il bene comune è uno slogan utile per le elezioni e poi diventa tutto affare privato. La regia, adrenalinica, di Sorogoyen si esalta tra litigi, minacce, inseguimenti d’auto, doppi giochi, ricatti, tradimenti, legati da un’unica verità: se cade il re, si difende il regno. Non si è mai dalla parte del protagonista, ma si assiste, indignati, a questo teatrino dove il cittadino è l’ultimo a contare e il cui pensiero è ben rappresentato da un faccia a faccia condotto dalla giornalista Amaia Marín. Strepitoso il protagonista Antonio de la Torre.
Maurizio Acerbi, Il Giornale

Sulla scia dei 7 Goya vinti approda nelle sale la nuova pellicola di Rodrigo Sorogoyen, Il regno, nella quale il pubblico potrà ritrovare le medesime qualità di scrittura, estetica e recitazione già presenti nei lavori precedenti.
Qualità che hanno consentito al cineasta madrileno di dare forma ad un thriller che affonda la lama in uno dei temi più caldi in Spagna e non solo, ossia la corruzione nella classe politica.
Seguendo la lezione del grande cinema civile, l’autore riflette su come la mancanza di senso etico si estenda alla Società, della quale il protagonista non è solo una mela marcia, ma uno degli ingranaggi corrotti che la guida.
La macchina da presa entra nelle stanze dei bottoni e ne mostra i meccanismi, pedinando un influente vicesegretario regionale prossimo al salto verso la politica nazionale, che vede la sua vita perfetta andare in pezzi in seguito alle notizie trapelate circa il coinvolgimento in un giro di illeciti.
Il risultato è un giallo teso come una corda di violino, con qualche forzatura narrativa che non mette in discussione l’efficacia di un’opera carica di suspense, che al contempo parla di esseri umani, dei lati oscuri e dei loro dilemmi esistenziali.
Cinematografo.it