Il mio capolavoro

Mi obra maestra

22/03/2019 - 23/03/2019

Proiezione unica ore 21

Regia: Gastón Duprat
Interpreti: Guillermo Francella - Arturo, Luis Brandoni - Renzo, Raúl Arévalo - Alex, Mónica Duprat - Visitatrice della galleria d'arte, Andrea Frigerio - Dudú
Origine: Argentina, Spagna
Anno: 2018
Soggetto: Gastón Duprat
Sceneggiatura: Gastón Duprat
Fotografia: Rodrigo Pulpeiro
Musiche: Alejandro Kauderer, Emilio Kauderer
Montaggio: Anabella Lattanzio
Produzione: INCAA
Distribuzione: Movies Inspired
Durata: 100

A Buenos Aires, capitale di un impero mai esistito come diceva Malraux, Duprat continua la sua indagine caustica nel mondo dell’arte in Argentina. Dopo aver seguito le vicende del premio Nobel della letteratura tornato dall’Europa nel suo paesino sperduto (Il cittadino onorario) in Mi obra maestra (Il mio capo lavoro, fuori concorso a Venezia) prende spunto dalle misteriose strade che dominano il mercato dell’arte senza pietà né per artisti né per commercianti. Proprio come sono i due amici di lunga data che si direbbero due anime dell’argentino, quella vicino al mondo degli affari e quella dell’artista asociale e incurante del denaro. Sono interpretati da Guillermo Francella che era anche in El Clan di Trapero e da Luis Brandoni (Patagonia rebelde di Hector Olivera e tanta televisione). Più l’incognita del nuovo che avanza, l’incorruttibile volontario delle ong a fianco degli indios (lo spagnolo Raúl Arévalo).
L’ambito artistico è ben conosciuta dagli autori, il regista ha lavorato in un museo, sono videoartisti il fratello Gaston, cosceneggiatore dei suoi film, e il produttore Mariano Cohn: i quadri che compaiono nel film sono di Carlos Gorriarena, famoso negli anni Ottanta come il protagonista che vede il suo stile passare inesorabilmente di moda. Umorismo nero, decisi colpi di scena sono conditi da sottili notazioni di costume metropolitano contrapposte alla suprema indifferenza delle Ande.
Silvana Silvestrini, Il Manifesto

«Vendo opere d’arte, e il mio segreto è che sono un assassino». Così si presenta a noi Arturo Silva, gallerista e commerciante d’arte contemporanea innamorato della sua Buenos Aires, prima di raccontarci a ritroso la sua storia. L’amico del cuore di Arturo è Renzo Nervi, un pittore che negli anni Ottanta aveva raggiunto un grande successo, ma ora è caduto in disgrazia per via del suo carattere impossibile. Renzo è un ubriacone e un donnaiolo, vive nel degrado e nella sporcizia, non si interessa al denaro e campa di espedienti, togliendosi il gusto di insultare chiunque non gli vada a genio – cioè praticamente tutti. Ma, come Buenos Aires, sono i suoi difetti a renderlo amabile agli occhi di Arturo. Quando però un incidente confina Renzo in ospedale privandolo temporaneamente della memoria, il pittore chiede all’amico di toglierlo perpetuamente dalla sua miseria esistenziale. Quale decisione prenderà il gallerista?
È impossibile riassumere la trama di Il mio capolavoro senza rovinare le tante sorprese di una storia che si segue come una commedia spassosa per situazioni e battute fulminanti, ma si sviluppa come un thriller e raggiunge conclusioni inaspettate.
Forse il modo migliore è quello leggerlo come un buddy movie, ovvero la storia di un’amicizia pluriennale e profonda fra due uomini vicini alla terza età e dediti all’arte, l’uno da un’angolazione commerciale, l’altro da una prospettiva puramente estetica.
È l’arte infatti la femme fatale di Il mio capolavoro, quell’arte che talvolta può creare la realtà invece di limitarsi a rappresentarla, e che lega fra loro i pochi individui che la capiscono davvero, ingannando tutti gli altri. Il mondo che circonda l’arte contemporanea, fatto di appassionati, critici e geni incompresi, è descritto in tutta la sua superficiale volubilità e in tutta la sua inconsistenza. Gaston Duprat, regista e sceneggiatore, ha già firmato L’artista e Il cittadino illustre, due ottime commedie argentine che avevano a che fare con la natura complessa del lavoro creativo, il primo parlando direttamente di pittura contemporanea, il secondo di letteratura. Accanto a Duprat c’è qui il produttore e amico di sempre, Mariano Cohn, anche co-regista de L’artista.
Il mio capolavoro trova inoltre in due grandissimi attori argentini le perfette incarnazioni dei protagonisti: Luis Brandoni nei panni dell’artista egocentrico e asociale, e Guillermo Francella in quelli del gallerista con un buon senso degli affari ma un’ancor più grande capacità di distinguere il talento dalla fuffa – compresa quella che vende. La sceneggiatura sostiene questi due talenti anche se a tratti complica un po’ troppo le cose. Ma come L’artista e Il cittadino illustre, Il mio capolavoro dipinge (è il caso di dirlo) il ritratto di un mondo e un Paese in cui l’illusione conta più della realtà, e i rapporti umani possono valere più di un conto in banca.
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