Il cittadino illustre


03/02/2017 - 04/02/2017

Proiezione unica ore 21

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Regia: Gastón Duprat, Mariano Cohn
Interpreti: Oscar Martínez (Daniel Mantovani), Dady Brieva (Antonio), Andrea Frigerio (Irene), Nora Navas (Nuria), Manuel Vicente (Intendente)
Origine: Argentina, Spagna
Anno: 2016
Soggetto: Andrés Duprat
Sceneggiatura: Andrés Duprat
Fotografia: Mariano Cohn, Gastòn Duprat
Musiche: Toni M. Mir
Montaggio: Jerònimo Carranza
Produzione: Arco Libre, Aleph Media
Distribuzione: Movies Inspired
Durata: 118


Premio Nobel – ricevuto con rassegnazione – per la letteratura, lo scrittore argentino Daniel Mantovani (Oscar Martinez) vive in Europa da oltre trent’anni: ogni giorno riceve un sacco di inviti, che rifiuta puntualmente. Tranne uno: il paese (immaginario) di Salas, che gli ha dato i natali e che non ha mai smesso di raccontare, vuole assegnargli la medaglia di Cittadino Illustre. Sul posto, Daniel ritroverà vecchi amici e amori di gioventù, ma insieme dovrà affrontare gravosi problemi…

Forse Bob Dylan non andrà a ritirare il Nobel perché il discorso d’accettazione – e che discorso! – glielo ha soffiato Mantovani, ma non serve scomodare il menestrello di Duluth per dare valore a Il cittadino illustre: premiato a Venezia con la Coppa Volpi al magnetico Oscar Martínez, scelto dall’Argentina nella corsa agli Academy Awards, è uno dei migliori titoli della stagione, e uno dei film sul rapporto arte-vita, verità- finzione più interessanti di sempre. Se “nemo propheta in patria” è luogo comune, nondimeno Salas ha in serbo qualcosa d’inedito: si ride di gusto, si sorride con ironia, si pensa a testa alta. Non perdetelo: sardonico con brio.

(Federico Pontiggia – Il Fatto Quotidiano)

Si comincia con uno sconcertante discorso di ringraziamento per il Nobel, dove lo scrittore Daniel Mantovani alla presenza dei reali svedesi si dichiara onorato, ma al contempo convinto che quel premio istituzionale fissi la fine della sua avventura creativa. Si balza a due anni dopo, quando il romanziere, installato nella sua bella villa di Barcellona, dei tanti inviti ricevuti da ogni parte del mondo sceglie bizzarramente di accettare il meno prestigioso: il riconoscimento di cittadino illustre di Salas, la cittadina argentina natia da cui è fuggito quasi quarant’anni prima per non tornare mai più; ma anche la sua fonte di ispirazione letteraria per eccellenza.

All’arrivo all’aeroporto, a prelevarlo c’è il simpatico autista di una macchina che nella notte si ferma per un guasto: ed è la prima avvisaglia che la quattro giorni argentina di Daniel sarà burrascosa. Il sindaco è un cordialone, Mantovani reincontra il suo primo amore e tutti sembrano felici di avere fra loro quel compaesano famoso, ma sul trascorrere delle ore – passando dalla conferenza alla cerimonia di premiazione, dalla votazione per la gara di pittori agli assilli dei questuanti – la maschera di bonarietà cade ed emerge il vero volto di una società provinciale, violenta, meschina. Chiaro che i mali di Salas stanno per i mali dell’Argentina; e che la situazione da grottesca rischia di precipitare nel dramma: ma i registi Mariano Cohn e Gaston Duprat (che con il fratello Andrea firma la sceneggiatura) tengono saldamente ancorato il film a un succoso, ironico registro di commedia di costume. E c’è di più. Senza cadere nell’intellettualismo o nel pedagogico, il copione dà modo al protagonista di esprimere la sua poetica, la sua visione della scrittura, suggerendo nel finale una specie di doppio sguardo sulla storia.

Quanto Daniel ha scritto è biografico o immaginato? E, di conseguenza, quello che abbiamo visto (ovvero il film) è accaduto; o frutto di fantasia? A rendere ancora più intrigante quest’opera di calibratissima regia provvede un ottimo cast in cui spicca l’interpretazione, premiata a Venezia con la Coppa Volpi, di Oscar Martinez, attore di gran classe e scorbutica umanità.

(Alessandra Levantesi Kezich – La Stampa)