Hasta la vista

05/11/2021 - 06/11/2021

Proiezione unica ore 21

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Regia: Geoffrey Enthoven
Interpreti: Tom Audenaert - Jozef, Isabelle de Hertogh - Claude, Gilles De Schrijver - Lars, Kimke Desart - Yoni, Johan Heldenbergh - Maarten, Karlijn Sileghem - Lisbet, Robrecht Vanden Thoren - Philip, Luc Verhoeven - Wijnhandelaar, Katelijne Verbeke - An, Karel Vingerhoets - Geert, Sebastian Sundback , Charlotte Timmers , Xandra Van Welden
Origine: Belgio
Anno: 2011 (2020)
Soggetto: Ispirato alla vera storia di Asta Philpot
Sceneggiatura: Pierre De Clercq
Fotografia: Gerd Schelfhout
Musiche: Meuris & Papermouth
Montaggio: Philippe Ravoet
Produzione: Vanhoof Production
Distribuzione: Wanted Cinema
Durata: 115

Tre ragazzi disabili, Philip, Josef e Lars, intraprendono un viaggio che li porterà alla scoperta della sessualità dal Belgio fino a un night club in Spagna accompagnati da un’infermiera. Il film è ispirato dalla storia vera di Asta Philpot, un ragazzo affetto da una patologia che lo priva della possibilità di muovere gli arti e che lo ha spinto a portare avanti una battaglia in difesa dei suoi diritti sessuali. Il regista dirige un road movie costituito da un tour in giro per l’Europa che sarà per i tre ragazzi un modo per allontanarsi dalle rispettive e opprimenti famiglie, sperimentando un’indipendenza parzialmente maggiore, dovendo abituarsi a vivere all’interno di un piccolo furgone e a dormire in mezzo ai boschi fino a quando non avranno raggiunto la meta.
Hasta la vista è un film di formazione sospeso tra la commedia e il dramma malinconico. I tre ragazzi, per tentare di ridimensionare le loro difficoltà fisiche e psicologiche, fanno autoironia su se stessi cercando di smorzare l’inevitabile tensione a cui sono soggetti. È come se in qualche modo i tre protagonisti scoprissero per la prima volta non solo la loro sessualità, ma anche una vita che non avevano mai conosciuto precedentemente. Ognuno di loro ha la possibilità di relazionarsi con chi ha le stesse problematiche, sondando il mondo reale così come appare, svincolati finalmente dal mondo illusorio in cui hanno vissuto insieme ai loro genitori. Maturano assieme questa nuova esperienza che assume i caratteri di un viaggio purificatorio ma che, fortunatamente, non cade nel tranello dell’ottimismo a tutti i costi. A proposito di ciò, il finale in tutto il suo dramma sembra quasi voler esprimere un’amara e disillusa verità. Infatti, malgrado le premesse preannunciassero la realizzazione di un desiderio inespresso, i tre ragazzi non si trovano di fronte la situazione immaginata.
Seppur motivati grazie alla buona volontà, i ragazzi non riusciranno mai a sopprimere e allontanare del tutto la loro invalidità, conservando questi momenti solo come attimi di felicità effimera, lacunosa e illusoria, che rimanda sempre al contrario della felicità, ossia a quella convivenza con la sofferenza a cui sono costretti. La qualità della scrittura e della regia ha permesso al film di trattare una tematica complessa senza risultare gratuito o morboso nella messa in scena. Rispettando chi effettivamente soffre di queste problematiche.
Il film del regista belga Geoffrey Enthoven, un autore di commedie sempre sul filo del dramma, non è un semplice racconto di formazione, bensì un vero e proprio grido di denuncia che vuole mostrare a una vasta fetta di spettatori una realtà nascosta e per molti sconosciuta. Un invito a comprendere per empatizzare maggiormente.
Paolo Birreci, Sentieri Selvaggi

Una gioventù non più bruciata. Accantonate tutte le forme di eccesso, le fughe dalla realtà, l’opposizione ideologica nei confronti di una società troppo spesso sorda nell’ascoltare le richieste di aiuto e condivisione, ai protagonisti dei film di Alice nella città rimangono altri mezzi e sensibilità per fronteggiare un futuro più che mai incerto, o la solitudine e la difficoltà della malattia. Accade al film, buono e non buonista, del fiammingo Geoffrey Enthoven Hasta la vista!. Ha un pregio inaspettato, come lo è la carica di vitalità e di ottimismo che lo pervade: non vivere di pudore nei confronti dell’handicap. Per nulla convenzionale, racconta di come tre amici olandesi con tre diverse disabilità – un tetraplegico e un malato terminale entrambi in carrozzella e uno quasi completamente cieco – con la scusa, raccontata ai genitori, di un viaggio eno-gastronomico, partano per la Spagna per programmare, invece, la loro prima esperienza sessuale, per rivendicare così la loro uguaglianza ai coetanei, per sentirsi pienamente inseriti nella normalità. Si imbarcano su un pullmino attrezzato e sgangherato accompagnati da una robusta infermiera che dimostrerà, sotto il vello della rudezza e dell’indifferenza, un cuore d’oro. Si tratta, dunque, di un bellissimo e desueto road movie ove con ironia e dolcezza ci si riconcilia con l’handicap e chi lo vive. La destinazione che si profila all’orizzonte, non più un miraggio, dopo diverse avventure innescate da piccole cose che sono quotidiane per noi e novità assolute per loro (tipo la chiave magnetica di un albergo), non sarà soltanto lo svelarsi del corpo e della vita, ma anche della morte. Coscienti che il dolore, anche quello invincibile, si affievolisce e si sopporta, e il male spunta le sue armi trovando dinnanzi la forza di un sorriso, la delicatezza di una carezza, una risata sincera, insomma l’amore per la vita.
Luca Pellegrin, Cinematografo.it