Ennio

08/04/2022 - 09/04/2022

Proiezione unica ore 21

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Regia: Giuseppe Tornatore
Interpreti:
Origine: Italia
Anno: 2021
Soggetto: Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
Fotografia: Fabio Zamarion, Giancarlo Leggeri
Musiche: Ennio Morricone
Montaggio: Massimo Quaglia, Annalisa Schillaci
Produzione:
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 150

Giuseppe Tornatore detiene il maggior numero di collaborazioni con il maestro Ennio Morricone. A partire da Nuovo Cinema Paradiso i due hanno dato vita a un sodalizio che, nelle parole dello stesso Morricone, è stato fra i più entusiasmanti e soddisfacenti della sua vita. Si sapeva da tempo che Tornatore stava lavorando a un film dedicato all’amico e maestro e purtroppo l’omaggio vede la luce dopo la sua dipartita. Il film ripercorre letteralmente tutta la vita e la carriera di Morricone, potendo contare sull’affetto, l’amicizia e la complicità che lega compositore e regista. Il maestro sembra intuire che si tratta di un’occasione irripetibile per dire l’ultima parola sul suo lavoro e la sua carriera e si lascia andare ai ricordi con un trasporto infinito, lasciando affiorare senza remore la commozione. Dalla collaborazione con Franco Migliacci per le canzoni di un giovanissimo Gianni Morandi al Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza, Tornatore esplora tutta la vita artistica di Morricone. Infinite le testimonianze di stima e amore, in un crescendo di commozione irresistibile che, intrecciata a frammenti di film amatissimi, rappresentano un abbraccio e un atto di gratitudine nei confronti del genio di Morricone.
Giona A. Nazzaro, Rumore

Il più grande coregista del Novecento è stato Ennio Morricone. Lo abbiamo sempre sospettato, ora ne siamo certi. Anche se forse non è mai stato su un set, il musicista più prolifico e popolare della storia del cinema (oltre 500 titoli) non si limitava a comporre ma trasformava i film a cui collaborava. E prima dei film le canzoni che arrangiava negli anni Sessanta, una lunga serie di evergreen, da Gianni Morandi a Edoardo Vianello, da Paul Anka a Miranda Martino, dal “Barattolo” a “Sapore di mare”. Successi strepitosi baciati ogni volta da un timbro, un’invenzione, un effetto che rendeva il tutto unico. Magari “suonando” una macchina da scrivere o scrivendo e riscrivendo l’attacco folgorante di “In ginocchio da te” perché Migliacci della Rca non era mai soddisfatto. Lo racconta con contagioso entusiasmo l’affettuoso, minuzioso, trascinante, musicalissimo documentario di Tornatore, un ritratto d’artista che non dimentica mai l’uomo e con Morricone resuscita tutta un’epoca, un’Italia, uno stile di vita e di lavoro in cui vertiginosamente si mescolano l’alto e il basso, il contrappunto e la melodia, Stravinskij e il Quartetto Cetra, la musica atonale e la capacità di trasferire la sua lezione in quello che ancora non si chiamava pop, senza mai perdere rigore o inventiva. Anche se il cuore del film è nella prima parte, la più intima e commossa, che ripercorre la severa formazione del musicista romano al Conservatorio sotto Goffredo Petrassi. Anni duri, col giovane Ennio che «nel periodo dei tedeschi e poi degli americani» suona nei ristoranti per mangiare (soldi neanche l’ombra) o per i grandi della rivista, Totò, Macario, Dapporto, Rascel, Wanda Osiris. Iniziando poi a scrivere per il cinema sotto pseudonimo, timorosissimo. Fino a quando non gli telefona un ex-compagno di scuola, tal Sergio Leone, e nasce la leggenda. Fitta di trame e sottotrame memorabili come le sue musiche. Perché da Petri a Pontecorvo, da Argento a Verdone, da Tarantino a Malick (che batte a scacchi al telefono, senza neanche vedere la scacchiera), Morricone non smette di ricordare, di stupire e stupirsi, di mettersi pudicamente a nudo con afflato quasi mistico. Sintetizza Faenza: «Anche Petrassi ha fatto colonne sonore, ma non ha mai pensato che quella da film fosse musica. Morricone invece sì»
Fabio Ferzetti, L’Espresso