Don’t Worry

Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot

09/11/2018 - 10/11/2018

Proiezione unica ore 21

Regia: Gus Van Sant
Interpreti: oaquin Phoenix, Jonah Hill, Rooney Mara, Jack Black, Udo Kier, Olivia Hamilton, Beth Ditto, Kim Gordon, Carrie Brownstein, Emilio Rivera, Ken Tatafu, Angelique Rivera, Rebecca Rittenhouse, Anne Lane, Rebecca Field, Peter Banifaz, Santina Muha
Origine: Stati Uniti
Anno: 2018
Soggetto: John Callahan, Jack Gibson, William Andrew Eatman
Sceneggiatura: Gus Van Sant
Fotografia: Christopher Blauvelt
Musiche: Danny Elfman
Montaggio: Gus Van Sant, David Marks
Produzione: Anonymous Content, Big Indie Pictures
Distribuzione: Adler Entertainment
Durata: 113

Approda al cinema e in contemporanea in libreria Don’t worry, la storia di John Callahan, uno dei più discussi vignettisti degli ultimi anni per l’irriverenza dei suoi disegni, morto nel 2010. La sua vita è stata divisa in due parti: nella prima è stato un alcolista tormentato dall’abbandono della madre; nella seconda, a seguito di un incidente stradale, ha vissuto da tetraplegico, ha scoperto il suo talento, ha fatto pace con il passato e ha pure trovato l’amore. Un percorso simile ad altri film, ma che in Don’t worry viene affrontato con originalità grazie prima di tutto alla regia di Gus Van Sant (l’autore di Scoprendo Forrester, Elephant e Milk) che mescola con sapienza piani temporali diversi e alterna momenti leggeri ad altri drammatici (emozionanti gli sfoghi di Callahan rivolti a Dio quando dopo l’incidente scopre la sua condizione, senza riuscire tuttavia ad allontanarsi da Lui e il percorso di perdono che compie). E poi c’è Joaquin Phoenix, capace di donare una grande carica di umanità al suo personaggio. Il film è dedicato a Robin Williams per un motivo preciso: l’attore vinse l’Oscar nel 1997 proprio grazie a un film di Van Sant, Will Hunting – genio ribelle. Traumatizzato dalla sorte dell’amico Christopher Reeve, rimase molto colpito dall’autobiografia di Callahan e insieme al regista iniziò a progettare un film su di lui. La drammatica morte nel 2014 mise fine al suo sogno di interpretarlo, ma non al progetto che ora vede la luce.
Famiglia Cristiana

La character assassination comincia dal titolo italiano, troncato a metà. Don’t worry He Won’t Get Far on Foot era l’originale, didascalia di una vignetta firmata John Callahan. «Non andrà lontano a piedi»: frase sentita mille volte, nei western con il cavallo azzoppato o nei polizieschi con l’automobile capottata e il fuggiasco che cerca un nascondiglio. Solo che qui il veicolo, abbandonato tra le dune, è una sedia a rotelle. John Callahan poteva farlo, fregandosene delle censure che oggi incombono su qualsiasi cosa faccia ridere: erano i più disinvolti anni Settanta, e lui disegnava da tetraplegico (da quando di anni ne aveva 21: catastrofico incidente di macchina dopo una serata con troppo alcol). «Attenzione lesbiche» era un’altra sua vignetta (il cartello era vicino a una staccionata). E aveva anticipato la gag di Django Unchained: Tarantino immaginava i fondatori del Ku Klux Klan che cavalcando non vedevano dai cappucci (le mogli a caasa avevano sbagliato i buchi); John Callahan faceva battute sulle lenzuola-uniformi appena uscite dalla lavanderia. Se non è crudele, ridere non fa, di questo era convinto (tutto nasce da uno che scivola su una buccia di banana): avrebbe guardato con disprezzo i comici che sul New York Magazine hanno risposto alla domanda «la battuta di cui siete pentiti?» (per la cronaca, nessuna era davvero oltraggiosa – sei erano trattenuti per far bella figura – e nessuna faceva ridere, colpa più grave). Gus Van Sant fa un film biografico senza svolazzi sperimentali (buona notizia) scegliendo per il ruolo di John Callahan il sempre bravissimo Joaquin Phoenix, purtroppo afflitto da capelli color carota. Criticatissimo perché non è davvero paralizzato, e «bisognerebbe lasciare quei ruoli agli attori paralizzati» – lo mettiamo tra virgolette, per prendere tutta la distanza possibile da chi non vuol capire che recitare vuol dire «fare finta». Ancora più bravo di lui è Jonas Hill, ricco giovanotto a capo del gruppo di supporto per alcolizzati (Callahan ci arriva facendo le gare di velocità con i ragazzini in skateboard). Era un’idea di Robin Williams, commemorato da Dave Itzkoff nella bella biografia uscita da Mondadori.
Mariarosa Mancuso, Il Foglio