Dafne

29/03/2019 - 30/03/2019

Proiezione unica ore 21

Regia: Federico Bondi
Interpreti: Carolina Raspanti - Dafne, Antonio Piovanelli - Luigi, Stefania Casini - Maria
Origine: Italia
Anno: 2019
Soggetto:
Sceneggiatura: Federico Bondi
Fotografia: Piero Basso
Musiche: Saverio Lanza
Montaggio: Stefano Cravero
Produzione: Vivo Film
Distribuzione: Cinecittà Luce
Durata: 94

Una trentacinquenne portatrice della sindrome di Down, esuberante e trascinatrice, sa organizzare da sola la sua vita ma vive ancora insieme ai genitori, Luigi e Maria. Quando Maria muore all’improvviso, gli equilibri familiari vanno in frantumi. Luigi sprofonda nella depressione e Dafne non è solo spinta a confrontarsi con la perdita ma deve anche sostenere il genitore. Finché un giorno accade qualcosa di inaspettato: insieme decidono di affrontare un trekking in montagna, diretti al paese natale di Maria. Lungo il cammino scopriranno molte cose l’uno dell’altra e impareranno entrambi a superare i propri limiti.
Federico Bondi un giorno ha visto in strada un padre anziano insieme a una figlia affetta dalla sindrome di Down e ha iniziato a chiedersi come potesse essere la loro vita. Da lì è nata una sceneggiatura che però sarebbe rimasta chiusa nel file di un computer se il regista non avesse incontrato quella letterale forza della Natura che risponde al nome di Carolina Raspanti che ha messo se stessa in Dafne e ha, al contempo, trasferito Dafne in sé. Perché Carolina, come ha dichiarato il regista, non ha letto un rigo della sceneggiatura, che è stata rispettata, ma anche adattata di volta in volta, grazie alla piena consapevolezza da parte dell’attrice della propria condizione.
Bondi ha avuto la capacità di intuire che Carolina/Dafne non andava guidata ma accompagnata nel film, perché solo così avrebbe potuto venire progressivamente in luce (e manifestarsi in tutta la sua pienezza nell’on the road finale) la complessità e al contempo la linearità di un’esistenza alla cui base sta una sincerità profonda che accomuna tutti i Down. Che sanno essere anche crudeli e ruvidi (come Dafne lo è col babbo) perché capaci di cogliere i punti deboli altrui e di portarli allo scoperto, non per cattiveria, ma per la costante ricerca di un rapporto che sia privo di finzioni.
Però, proprio per questo, si può stare certi che quando manifestano un apprezzamento o un affetto, questo nasce davvero dall’interiorità e non ha nessun secondo fine occulto. Federico e Carolina, grazie anche alle doti di understatement di Antonio Piovanelli nel non facile ruolo del padre, hanno creato il ritratto di una persona non facilmente dimenticabile.
Giancarlo Zappoli, mymovies.it

Il premio fipresci della critica internazionale va a Synonymes dell’israeliano Nadav Lapid in competizione e a Dafne di Federico Bond, presentato invece nella sezione Panorama del Festival di Berlino 2019.
La giuria composta da Rita di Santo (UK), Orlando Margarido (Brasile), José Romero (Perùu), Salome Kikaleishvili (Georgia), Angelika Kettelhack (Germania), Massimo Lechi (Itaia), Eithne Mary O’Neill (Francia), Suncica Unevska (Macedonia del Nord), Ricardo Brunn (Germania) nella motivazione esprime particolare riconoscimento «per il ritratto toccante e profondamente umano di Carolina Raspanti». Il film di Bondi ha davvero illuminato non solo Panorama, ma l’intera Berlinale.
Dafne è una giovane donna down che perde la madre ed intraprende un viaggio fisico e spirituale con suo padre, alla riscoperta del proprio rapporto. L’interpretazione di Carolina permette un focus sulle risorse della diversità, senza limitare il film a un approfondimento del tema della diversità fisica.
Incontrato a margine della premiazione, il regista fiorentino ha detto: «Dafne è anche un invito ad abbandonare l’atteggiamento rigido del pregiudizio e sentimenti come la paura o la compassione davanti al diverso, grazie soprattutto all’ironia. Con una commistione di generi e senza trasformare la disabilità in tema d’intrattenimento, Dafne è un dramma in chiave di commedia, una dramedy a basso budget ma rivolta a un pubblico più vasto possibile».
«Credo di aver dato un contributo a quel cinema del reale che io amo, libero e disorientante, che sappia restituire dignità e umanità ai personaggi, esprimere il dettaglio e l’intensità della vita, capace per questo di scuotere le coscienze e operare anche solo un piccolo cambio di prospettiva nello spettatore, qui sospeso tra il riso e il pianto».
cinematografo.it