C’est la vie! – Prendila come viene

Le sens de la fête

09/03/2018 - 10/03/2018

Proiezione unica ore 21

Regia: Eric Toledano , Olivier Nakache
Interpreti: Jean-Pierre Bacri - Max, Gilles Lellouche - James, Jean-Paul Rouve - Guy, Vincent Macaigne - Julien, Alban Ivanov - Samy, Eyé Haidara - Adèle, Suzanne Clément - Josiane, Hélène Vincent - Madre dello sposo, Benjamin Lavernhe - Pierre, Judith Chemla - Héléna, William Lebghil - Seb, Kévin Azaïs - Patrice, Antoine Chappey - Henri, Manmathan Basky - Roshan, Khereddine Ennasri - Nabil, Gabriel Naccache - Bastien, Nicky Marbot - Bernard, Manickam Sritharan - Kathir, Jackee Toto - Nico, Grégoire Bonnet - Laprade
Origine: Francia
Anno: 2016
Soggetto:
Sceneggiatura: Eric Toledano, Olivier Nakache
Fotografia: David Chizallet
Musiche: Avishai Cohen
Montaggio: Dorian Rigal-Ansous
Produzione: Quad + Ten
Distribuzione: Videa
Durata: 117

Non si può dire che sia bravo. E nemmeno che offra una performance formidabile. Sarebbe riduttivo. In C’est la vie – Prendila come viene, il nuovo film di Erik Toledano e Olivier Nakache, registi del fenomeno Quasi amici, Jean-Pierre Bacri va oltre. Nei panni di Max, l’organizzatore di nozze ingaggiato dagli sposini allo scopo di rendere il gran giorno assolutamente speciale, Bacri si muove come se non avesse mai fatto altro. Non interpreta Max, ma è Max. Una guida sicura per la squadra dei suoi collaboratori. Un uomo dall’infinita pazienza. Un innamorato geloso e affettuoso che nessuna donna potrebbe scegliere di lasciare.
Tormentato da mille contrattempi, intimorito da fantasmi di ispezioni fiscali che metterebbero a rischio l’attività cui ha dedicato tutto se stesso, capace di escogitare soluzioni per i problemi più assurdi, anche quando tutto va a rotoli, Max (ovvero Bacri), è l’invincibile domatore al centro di una gabbia di matti. Nel fiume di  risate su cui la commedia scivola leggera, funziona come il salvagente da cui è impossibile staccarsi. In ogni scena, che perda la pazienza o aggrotti la fronte pensieroso, è autentico, umano, accattivante.
Classe 1951, sceneggiatore raffinato, in coppia con la regista Agnés Jaoui, il franco-algerino Bacri è candidato ai prossimi César. Se dovesse vincere, possiamo già immaginare la sua espressione. Somiglierà a quella che ha Max alla fine della storia. Soddisfatta, grata, ma anche rassegnata ad affrontare le prossime prove della vita.
Fulvia Caprara, La Stampa

Registi francesi più che mai sulla cresta dell’onda, Erik Toledano e Olivier Nakache replicano il successo del loro Quasi amici con un film che, in Francia, ha richiamato nelle sale 4 milioni di spettatori. Se il precedente era una commedia a due personaggi, però, C’est la vie – Prendila come viene è corale: il che richiede  un’organizzazione accurata degli eventi e dei movimenti dei personaggi. Cosa in cui la coppia registica si rivela maestra. Tutto avviene in una giornata: quella delle nozze di due giovani borghesi che (come si usa oggi) pretendono che, nel giorno più importante della loro vita, tutto fili nella più assoluta perfezione. Regista  dell’organizzazione è Max (l’ottimo Jean-Pierre Bacri, con la sua faccia sempre più stropicciata), piccolo imprenditore perfezionista e un po’ pignolo che, dopo avere orchestrato centinaia di feste, comincia a sentirsi stanco.
La scena è un castello del XVII secolo, con cuochi, camerieri e valletti costretti a mascherarsi con livrea e parrucca. Circondano Max i suoi più fedeli collaboratori: l’assistente-amante, il fotografo Guy, più interessato al buffet che al suo lavoro, il cantante James, dj all’antica con l’immancabile karaoke in repertorio. Si  aggiungono vari altri caratteri coloriti, tra cui un cameriere precario che, in abito da sposa, riscopre il suo antico amore perduto di vista. Con simili personalità, costrette a vivere nell’ombra della felicità altrui, non è poi strano se tutto il perfetto meccanismo viaggia sempre sull’orlo del caos. Una parte delle vivande destinate  al banchetto è guasta, i fuochi artificiali esplodono al momento sbagliato, l’antipatico sposo pronuncia un discorso interminabile e noiosissimo prima di prendere (in senso letterale) il volo…
La sequenza delle piccole catastrofi che si susseguono per tutta la giornata è molto divertente: un po’ per l’abilità dei due registi, i quali inanellano le situazioni non come una semplice sequenza di sketch, ma riuscendo a seguire sempre i personaggi e a far partecipare lo spettatore come se fosse un invitato alla festa.
L’altra parte del merito va a un eccellente gruppo di attori, cui Nakache e Toledano affidano personaggi per i quali provano un’evidente simpatia, e perfino della tenerezza. Ovviamente il menu è leggero, ma l’odierna moda della sopravvalutazione del giorno nuziale (vedi i vari boss dei matrimoni e reality analoghi) lo rende  anche un po’ pepato; ed è comunque piacevole vedere una commedia che ti fa ridere senza ricorrere ai soliti ingredienti di xenofobia più o meno mascherati. Anche se, a rigore, una sfumatura reazionaria il film la contiene. Ed è quando Max sostiene davanti a un (presunto) ispettore del lavoro le ragioni dei piccoli imprenditori, strozzati dalle norme e costretti a mettere in regola il personale. Per il resto il film, nelle sue quasi due ore, non incorre in momenti di stanchezza: anzi, mantiene una buona progressione e riesce a dare a ogni personaggio il suo equo spazio.
Roberto Nepoti, La Repubblica