Un eroe

Ghahreman

01/04/2022 - 02/04/2022

Proiezione unica ore 21

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Regia: Asghar Farhadi
Interpreti: Amir Jadidi - Rahim, Mohsen Tanabandeh - Bahram, Fereshteh Sadr Orafai - Mme Radmehr, Sahar Goldoust - Farkhondeh, Maryam Shahdaie - Malileh, Ali Reza Jahandideh - Hossein, Ehsan Goodarzi - NadeaLi, Sarina Farhadi - Nazanin, Farrokh Nourbakht - Salehi, Mohammad Aghebati - Salehpoor, Saleh Karimai - Siavash
Origine: Iran, Francia
Anno: 2021
Soggetto:
Sceneggiatura: Asghar Farhadi
Fotografia: Ali Ghazi
Musiche:
Montaggio: Hayedeh Safiyari
Produzione: Memento Films
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 127

Essere eroi al giorno d’oggi, in tempo di social. Ce lo spiega con un grande film Asghar Farhadi, che riscatta il pessimo precedente Tutti lo sanno. Chi è l’eroe del titolo, protagonista della storia? L’iraniano Rahim, un uomo che si trova in carcere per via di un debito che non è in grado di saldare. Durante un permesso premio, si incontra con la sua fidanzata che, beata lei, trova per strada una borsa contenente ben diciassette monete d’oro. Provano a venderle, per racimolare la somma da restituire, ma all’ultimo momento Rahim si tira indietro, sostenendo che non è giusto lucrare su quello che è un piccolo tesoro per il suo legittimo proprietario. Decide così di mettere in giro manifestini e numeri di telefono, alla ricerca di chi abbia perso le monete. Si presenta una donna che sembra quella giusta, alla quale viene riconsegnato il tutto. Intanto la notizia del gesto generoso attira l’attenzione dei media e c’è chi vorrebbe dare a Rahim un lavoro, aiutandolo a ripagare il debito. Tutto lineare? Mica tanto, perché Farhadi è abilissimo a mostrarci, su un grande schermo e nella vita, come non tutto sia banalmente o nero o bianco. Inizia a instillare dubbi nello spettatore. Davvero Rahim, dallo sguardo sorridente e da cane bastonato, è questo esempio di onestà che vuol farci credere? Inizia una partita a scacchi tra vero e falso, dove ogni mossa spiazza rispetto alla precedente, lasciandoci perennemente nell’incertezza, mentre l’eroe sprofonda nelle menzogne. Santo o peccatore? Eroe o reietto? Una riflessione sugli atti generosi in tempo di social media. In fondo, un detenuto onesto distrae dai suicidi in carcere e, quindi, val la pena esaltarlo. Se fai una buona azione, però, sei sotto gli occhi di tutti, che ti controllano e si aspettano che tu sia sempre coerente con quanto fatto. Non puoi permetterti passi falsi, anche perché l’eco di un post o di un tweet, come ti crea così ti può distruggere. Ciò che, in fondo, interessa a Farhadi è mostrare che non sempre torto e ragione stanno da una sola parte. Un film coraggioso, con un protagonista che sembra uscito dalla galleria degli «eroi» di Alberto Sordi.
Maurizio Acerbi, Il Giornale

Capita talvolta che qualcuno dica «ora basta, non mi farete vergognare di me». Di questo racconta Asghar Farhadi in Un eroe.
Siamo a Shiraz, una delle maggiori città iraniane. Incarcerato per debiti, Rahim (Amir Jadidi) ha qualche giorno di libertà. Ne vuole approfittare per convincere il suo creditore Bahram (Mohsen Tanabandeh) a ritirare la denuncia. Per dargli una parte di quanto gli deve, venderà di nascosto delle monete d’oro che Farkhondeh (Sahar Goldust) ha trovato pochi giorni prima per strada, in una borsa. Poi la sposerà, la sua Farkhondeh che ora vede di nascosto. Ma in famiglia lo convincono a cercare il padrone della borsa. Un bel gesto, il suo, che il direttore del carcere rende pubblico, e che la tivù celebra. Farhadi è un eroe. O forse no, forse è un opportunista, come pensano Bahram e molti altri. L’eroe tornerà in carcere, a meno che…
Nessuno è quello che vuol sembrare, nel bel film di Farhadi. Non lo è il direttore del carcere, interessato a nascondere i suicidi dei detenuti. Non lo sono i giornalisti, per i quali si tratta solo di audience, né un gruppo di facoltosi benpensanti, attenti più alla credibilità della loro associazione benefica che alla verità. Non lo è Bahram, che vuole vendetta. Non lo è chi dice di aver smarrito la borsa. Pare non lo sia neppure l’eroe. Per paura o per calcolo, tace fatti e particolari.
Siamo in Iran, si dirà. Queste sono cose che capitano quando una società non è libera. Del resto, Farhadi è da sempre critico del regime che controlla il suo Paese. Eppure, nel film c’è di più, e di più “transnazionale”. Chi è un eroe? Chi l’informazione trasforma in un modello pubblico, a sostegno delle relazioni di potere consolidate? O è un eroe chi riesca a non piegarsi all’ipocrisia mediatica, sociale, politica?
Farhadi non dà una risposta univoca. Non è nel suo stile di narratore, e nemmeno nella sua moralità d’autore. Ma a noi pare che la dia il povero, isolato Rahim. Sia o non sia un bugiardo, o anche solo un debole, sa che cosa deve fare un uomo a cui prema conservare il rispetto di sé.
Roberto Escobar, Il Sole 24 Ore